Antiche Ricette Toscane

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Zuppa di castagne

Minestre e Zuppe
 

Zuppa di castagne


Questa la raccontava Aldo Bini, il famoso corridore pratese, un sprinter micidiale e un burlone di classe, che correva al tempo di Bartali e di Olmo, di Valetti, Bizzi, Martano, Del Cancia. La zuppa di castagne secche si usava nell'alta valle del Bisenzio in certe ricorrenze invernali, come la vigilia di Natale ad esempio. Era una zuppa montanara. Le castagne secche si lasciavano rinvenire nell'acqua fredda in modo che ammorbidissero e rigonfiassero. Poi, sciacquate ben bene, si mettevano al fuoco in una grande pentola di coccio. Un pizzico di sale, un rametto di finocchio secco. Far bollire in acqua abbondante. Niente coperchio. L'acqua evapora. Se ne aggiunge altra scaldata in precedenza, perché il bollore non cada. Ci vogliono almeno tre ore di cottura. Per accertarsi che le castagne sono cotte a puntino bisogna assaggiarne una. C'è il pericolo di bruciarsi la lingua. Prima, perciò, soffiateci sopra. Se si scioglie in bocca, bella pastosa, la zuppa è pronta.  Lasciate raffreddare. E spero che il brodo sia abbastanza denso. E' il piccolo segreto di questa pietanza primitiva. Servire le castagne fredde nelle scodelle, con il loro brodo. Di rigore il vino rosso. E a fine pasto un ponce robusto, alla livornese, con poco caffè e molto rum, per non schiantare.

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