Antiche Ricette Toscane

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Coniglio alla cipolla

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Coniglio alla cipolla


Che il coniglio sia del paese, allevato con tutti i sentimenti, e pesi almeno un chilo, al massimo un chilo e duecento. Si taglia a pezzi un po' grossi. Teglia. Fuoco. Che il coniglio faccia la sua acqua. Quando l'acqua si è ritirata versare olio extra vergine e un battuto di aglio, rosmarino e sale. Poi si tagliano a fette 4-5 cipolle dorate, medio-grosse, e si aggiungono nella teglia lasciandole rosolare. Appena hanno preso colore, giù un bicchiere di vino bianco secco. Lasciarlo evaporare. Allungare con brodo di carne. E unire un battuto di prezzemolo, bacche di ginepro, chiodi di garofano (pochi), e pepe nero a chicchi. Lasciategli prendere il bollore poi abbassate il fuoco, coprite la teglia, o il tegame che sia. In tutto ci vorranno trenta minuti di cottura: dipende dalla qualità della carne del coniglio, dalla sua età, eccetera. Maura Del Giudice, la chef, spiega che la tradizione, per questo piatto, è stata parecchio forzata. »Volevo oflrire un coniglio molto saporito, però senza grassi, senza salse, in modo che andasse bene per un'alimentazione moderna, accettabile dai clienti che mangiano volentieri, ma stanno attenti ai principi più elementari della dietologia. Credo proprio di esserci riuscita».

Ricetta del ristorante-albergo Pasqullio di Montignoso.ì


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